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Desideravo da anni andarci, ma sotto sotto pensavo che non l’avrei mai fatto. Mi avevano raccontato di situazioni molto più precarie e… probabilmente in altri casi è stato così. Noi però abbiamo trovato un’organizzazione piuttosto buona. Certamente 1000 volte meglio di quella che mi figuravo: tende accalcate su uno spiazzo fangoso, attrezzato di qualche sebaq inavvicinabile.
“Noi” eravamo cinque e la prima e principale preoccupazione è stata scoprire se saremmo riusciti a fare entrare tutto in una Micra: 5 persone, due tende, 5 materassini, 5 sacchi a pelo, 5 zaini… Ebbene: abbiamo vinto il tetris dei bagagli e siamo partiti alla ventura!

Il campeggio era a 10 minuti di bus dal Parco di San Giuliano, dove si tenevano i concerti + 5 minuti a piedi (sotto al sole però!) dalla fermata. All’arrivo ci hanno accolti dei simpatici indigeni dall’accento per me assolutamente incomprensibile.  Tuttavia abbiamo trovato la postazione e D* (l’unico ragazzo del gruppo) ci ha messo sì e no 20 minuti a tirare su entrambe le tende …ed erano pure montate dritte! no… cioè… io non son proprio capace in queste cose >.< Ho qualche vago ricordo di un montaggio interminabile e infruttoso, in tempi che furono.

Siamo andati a Venezia per due giorni, ma il primo (il 5 luglio) io, P° e D* ce ne siamo andati a spasso per la città (lo stesso bus che ci avrebbe portati a San Giuliano faceva capolinea in centro). Il programma musicale della giornata, a base di hip hop, non ci attraeva. L’unico gruppo che mi incuriosiva erano i Massive Attack, che però avrebbero suonato particolarmente tardi. Poi la M° ci ha riferito che hanno dato una meravigliosa performance, condita di un certo impegno politico (compreso di esortazione ad esercitare al meglio il diritto di voto). Non concordo al 100% con i gusti della M°, quindi non posso sapere se mi sarebbero piaciuti tanto quanto a lei, ma a vederla quasi commossa m’è venuta un po’ di curiosità!
Però girellare per Venezia senza meta mi è piaciuto, per quanto sei ore di passeggiata in infradito mi abbiano devastato i piedi (del resto… non ho scarpe da ginnastica poi così comode…). La città è molto bella e non avere la pressione di dover vedere questo e dover fare quello me l’ha resa più simpatica 😉

Il campeggio, dicevo, era piuttosto ben organizzato. Anche di notte era tutto abbastanza illuminato. Una vera manna per noi che ci eravamo scordati le torce! Sotto le tende c’era l’erba. Mancava l’ombra, caso mai… e NON mancavano le zanzare (ma l’antizanza non me lo scordo facilmente!). I bagni erano in numero ragionevole, meno le docce, ma tutto veniva tenuto piuttosto pulito, sfruttando i momenti in cui i concerti svuotavano il campo (del resto, era un campeggio aperto specificamente per l’Heineken Jammin’ Festival: eravamo tutti lì per quello!). Mancava il bar, se vogliamo… 5 minuti di passeggio tra me e la colazione sono davvero troppi. Ma, a patto di coprire quella distanza, poi avevamo a disposizione alcuni bar e un market.

Il 6 siamo stati a traccheggiare fino alle 15, dato che i concerti incominciavano alle 15:30. L’idea di andare alle 10 per avere i fantomatici braccialetti per accedere all’area adiacente al palco è stata bocciata… questo in parte mi dispiace. Ma sarebbe stato uno sforzo abbastanza fine a sé stesso: l’area vicina al palco era strapiena ed anche ammesso – e non concesso – che avessimo ottenuto i bracciali avremmo visto meno che a guardare i megaschermi piazzati qua e là.
A causa dell’afflusso massiccio di gente verso la nostra stessa meta ci son passati sotto agli occhi un paio di autobus strapieni, che neanche si son fermati. Pessimo momento: un’ora sotto al sole… e cominciavamo a chiederci se ce l’avremmo fatta ad arrivare! Invece per le 16 e qualcosa c’eravamo. Saltava agli occhi la portata dell’afflusso di gente, nonostante lo spazio del parco sia ampissimo…
Eccoci lì e… ma il Sole che ci aveva bruciacchiati fino allora dov’era?
Nuvole nere, vento… quasi freddo.

Stavano suonando i Gossip, che ovviamente non conoscevo (ma conoscevo poco persino il gruppo di punta, i Pearl Jam…). Dai megaschermi mi ha colpito la vista dell’abbondante voce femminile. Niente male cmq… come voce!

Poi ha cominciato a gocciolare e la M°, con abile mossa, ci ha trascinati sotto la tettoia del paninaro. Di lì a poco venivano giù secchiate a vento tanto che, anche al coperto, ci siamo ulteriormente riparate sotto l’impermeabile della P°.
Momento di agitazione, pensando al concerto dei Green Day, saltato due giorni prima per maltempo.

Poi ha spiovuto e son partiti gli Skunk Anansis, interessanti pure loro, con la cantante che s’è messa a passeggiare sul pubblico… che se c’ero io in prima fila stava lustra…

Pensavo che Ben Harper (e i Relentless7) mi piacesse di più. Avevo ascoltato un paio di brani a caso su You Tube e mi ero fatta delle aspettative diverse, invece c’erano troppi pezzi strumentali e… boh, mi stavo un po’ annoiando. Mi stavo così annoiando che non seguivo quando è salito sul palco Eddie Vedder ed hanno cantato assieme Under Pressure dei Queen. Ed è rimasta l’unica canzone che mi sia piaciuta veramente di questa serie…

Sfortunatamente non posso dire di essere fanaticamente fan proprio di nessun gruppo. Nessuno di cui conosca tutte le canzoni e gli altarini e per vedere i cui concerti sarei disposta a fare cose pazze… Tuttavia i Pearl Jam mi piacciono e la loro performance mi ha entusiasmato lo stesso. Hanno suonato molto e poi Eddie Vedder che tentava di parlare italiano, non si separava dalla sua bottiglia di vino (vino all’Heineken festival!) ed appariva sempre più sbronzo (ma senza calare nelle prestazioni canore) m’è rimasto simpatico. Senza contare che è davvero un bell’uomo ^_^

La scaletta la recupero su internet:

•    Unthought Known
•    Got Some
•    Given To Fly
•    State Of Love And Trust
•    Corduroy
•    Even Flow
•    Animal
•    Just Breathe
•    Of The Earth
•    Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
•    Porch
•    Red Mosquito (con Ben Harper)
•    Jeremy
•    Black
•    The Fixer
•    Alive
•    Cover
•    Yellow Ledbetter

All’uscita faceva davvero impressione rendersi conto di quanti eravamo. Dicono quasi 46 mila.
Per fortuna avevano organizzato meglio i bus e, per quanto pressati, siamo riusciti a tornare al camping rapidamente.

Quella seconda notte ho dormito meglio della prima sul materassino autogonfiante (a cui la prima notte avevo aggiunto troppa aria!) e nel fantastico saccolenzuolo, con lo specifico cuscinetto da campeggio sotto la testa (nella felpa, servita solo come federa). Tappi e mascherina, una spruzzata di antizanza e il mondo “là fuori” è sparito.

Heineken Jammin' Festival 2010

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Una giornata intensa.

Oggi, col gruppo con cui recito da anni avevamo la prima di uno spettacolo e debuttavamo nientemeno che alla Pergola.
S’intende, la mattina. Non un’orario prestigioso. Ma il posto fa sempre sensazione. Ha un retroscena che è quasi come la platea. Fa impressione vederlo del tutto senza scene. Poi, quando c’è uno spettacolo, calano i fondali e darappi neri dalla graticcia, e ricavano uno spazio ragionevole…. e dietro si potrebbe giocare a calcio. Sarà che il nostro palco-base, quello su cui recitiamo da anni, a Tavarnuzze, non ha quasi nessuno spazio dietro! Per passare da un’ingresso all’altro bisogna scivolare lungo il muro…

Bello bello. Ma che tensione!
Questo spettacolo era stato funestato da ogni genere di inconveniente. Prima il testo era completamente un altro e al’ultimo l’autore ha ritirato il permesso di rappresentarlo. Cosi ci siamo trovati coi tempi più che stretti. Poi i finanziamenti (che venivano dalla Regione Toscana, perché lo spettacolo si collocava nella Festa della Toscana, trattando il tema del lavoro) sono stati improvvisamente dimezzati, così non potevano più essere realizzate le scenografie e i costumi come erano stati previsti.
Meno male che la compagnia esiste da anni ed ha un buon magazzino e poi ci appoggia l’Accademia di Belle Arti…

Però, per risparmare, le scene, realizzate all’Accademia (che è in piazza San Marco, vicina alla Pergola) non sono state portate a Tavatown per poi essere riportate in città. Così le abbiamo viste praticamente oggi. …del resto, tallonati dai tempi, non avevamo fatto neppure una prova in costume.

Quindi, con un testo scritto in 3 giorni (Metello è un romanzo, non una piece teatrale), montato in due mesi, con costumi arrangiati e scene mai viste… bella strizza!

Oltretutto avevamo 8 classi delle medie a vederci e due di un’università americana. Non il pubblico più facile.

E invece è andato tutto bene.

Ci siamo divertiti.

Hanno pure fatto la diretta a Radio Rosa (dove lavora un ragazzo che recitava con noi)… ganzo ^_^

Un’atra esperienza splendida…

Metello alla Pergola

Metello alla Pergola

Giovedì 20 novembre 2008 (alias, ieri sera), si è tenuta alla pizzeria ZeroZero a Firenze la prima cena degli studenti della nuova mandata del corso di laurea magistrale in Teorie della Comunicazione.

La cosa è impressionante se si considera che le lezioni sono incominciate il 13 ottobre e c’è stata di mezzo l’occupazione e qualche lezione è saltata.

E’ impressionante, dico, che alla fine fossimo in venti. Venti è TANTO! Eravamo quasi tutti quelli che frequentano di solito O.o

E’ vero che, essendo un numero ragionevole (e non più di 300 come a certi corsi, della mia triennale, Media e Giornalismo) ci conosciamo meglio, ma è passato solo un mese… E beh… chi si sia avvicinato casulamente al nostro tavolo avrà sentito ricorrere frasi tipo “scusa, ma tu com’è che ti chiamavi?” “Ma tu sei Giorgio o Giacomo?”.

Un altro fenomeno che mi ha sconvolto: c’era chi veniva da arezzo, chi da prato, chi da chissàdove. Qualcuno arrivava alla stazione col treno e poi doveva essere raccolto. Gruppi diversi da diversi punti di partenza con mezzi diversi. Avevamo fissato alle 22. E SIAMO ENTRATI ALLE 22.15. ???!!! PUNTUALI???!!!
(dev’essere stato un caso. Proprio non me la spiego altrimenti).

Esperienza carina, da ripetere. Credo sia importante e bello che cominciamo a concepirci come un gruppo perché dovremo lavorare molto insieme.

La pizzeria, molto fashion, ma di qualità medio-bassa. Usa la formula “pizzone”. Poche pizze enormi da dividersi tra tutti invece che pizze standard per ognuno. Una formula che mi piace particolarmente, ma che fanno con risultati molto migliori dall’altro capo della città, vicino al Sashall, all’Orto del Cigno.
Quanto al prezzo non è stato particolarmente basso (25€). Ma bisogna dire che non siamo certo rimasti di fame. Poi c’erano vino, birra, qualche dessert, qualche caffé e 4 o 5 ammazzacaffè.

Il posto aveva un’importanza secondaria, ovviamente. E poi è stato divertente visitare il famoso bagno (poco usabile, ma affascinante ;°__°).

Dopo cena gli altri hanno proseguito la serata in un pub, ma il pensiero di dover lavorare stamani mi ha portata a raggiungere celermente il mio lettuccio (diamine… se non dormo 8 ore sono intontita… UFFA!).

Non so che hanno combinato, ma alla lezione di oggi, sebbene fosse nel pomeriggio, di quelli della cena eravamo 4 o 5…

Foto della cena

(Segnalerò sul nostro furum il link per vedere le foto che ho scattato)