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Finalmente la notizia ufficiale:
discuterò la mia tesi “La fan fiction nella cultura convergente”, il 24 febbraio, alla facoltà di Scienze della Formazione (via Laura 48, Firenze). Dovrei essere la sesta.

Con soli 10 minuti di chiacchiere, le tesi non sono mai un grande spettacolo e certamente sarò tesissima, ma chi volesse venire può farlo 😉

Come assaggio riporto qua l’introduzione…

Introduzione
La fan fiction nella cultura convergente, il titolo che ho scelto, richiama esplicitamente Henry Jenkins, l’autore che ha maggiormente ispirato le mie riflessioni. Jenkins, che ha scritto, appunto, un testo intitolato Cultura Convergente, sottolinea come sia esploso un bisogno di raccontare, informare, sabotare, divertire attraverso nuove forme, fatte di immagine, suono, testo, relazione. Il mondo del marketing ha inizialmente tentato di prendere il controllo di questo fenomeno, ma ha incontrato forti resistenze da parte di quei “consumatori” che, trovandosi ad avere i mezzi più adatti, non sono più disposti ad essere passivi.
Il fenomeno delle fan fiction viene a collocarsi in questo scenario: gli appassionati di libri, film, fumetti, videogiochi decidono di ampliare gli orizzonti delle storie amate, delineando nuove chiavi di lettura e condividendo le proprie fantasie con altri fan.
I fan writer sono cresciuti notevolmente in numero negli ultimi anni, tuttavia sono ancora pochi quelli che conoscono veramente l’argomento e la letteratura in proposito non è abbondante né aggiornata.
Per prima cosa ho deciso di chiarire cos’è la fan fiction, portando un po’ di ordine nella frammentazione di informazioni reperibili in proposito. Successivamente mi sono chiesta quali fossero le motivazioni che spingono tante persone ad impegnarsi assiduamente in quest’attività che, per quanto sempre più spesso tollerata, risulta formalmente illegale. Infine, mi sono concentrata su quanto e come la scrittura e diffusione di fan fiction possa essere utile o, viceversa, dannosa per i detentori dei diritti di copyright e per la società nel suo complesso.
In particolare ho voluto far convergere il discorso sul rapporto tra case editrici italiane e i fan, scrittori o lettori di fan fiction.
Dato che la mia conoscenza dell’argomento era piuttosto superficiale, ho cominciato leggendo tutto ciò che mi capitava sull’argomento e iscrivendomi ai principali siti aggregatori di fan fiction. Ho fatto domande nei forum e trovato ampia disponibilità a fornire chiarimenti e suggerimenti.
Quando ho incontrato casi che mi sembravano più interessanti ho organizzato delle interviste, svolte, in stile web 2.0., una via cellulare, altre via email, una persino via msn.
Nel giudicare attendibili gli articoli consultati su web, mi sono basata sulla credibilità dell’autore o del curatore, nel caso di riviste online e wiki, spesso aca-fan cioè fan che riflettono sul mondo dei fan con l’ottica accademica, in quanto docenti o ricercatori. Talvolta ho considerato attendibili alcuni articoli in quanto citati da autori attendibili secondo il criterio precedente (Jenkins è stata una copiosa fonte di spunti anche da questo punto di vista).
Infine ho spesso citato gli stessi fan, allineandomi alla metodologia utilizzata nella maggior parte dei testi disponibili, ritenendo che, per certi aspetti, nessuno conosca la materia meglio di chi vive il fenomeno dall’interno da quattro, cinque, dieci e talvota anche più anni.

Il fenomeno si è rivelato di ampio, sfaccettato e radicato nel tempo: un interessantissimo territorio che il marketing editoriale ha appena cominciato a esplorare.

Ringraziamenti
Ringrazio il mio relatore per avermi proposto un argomento di tesi che non mi aspettavo, ma che mi ha molto appassionata.
Ringrazio Pamela Ruffo, lo staff di FanWorld, crimsontiforce, Biam, che si sono prestate alle mie interviste.
Poi tutti gli utenti di EFP che mi hanno dato i loro suggerimenti sul forum (MaxT, Riccardo MP, ReaderNotViewer, Kuno84, Arthurian maiden, KimmyTamer, Julia Weasley, Lirinuccia, Silen, Kagura92) o tramite email (Missy Fiji, Kaede Shirikawa, Kiki Corico).
Damonmary, fonte di ispirazione e di contatti.
Anna, Ilaria e Valentina che mi hanno aiutata sui dubbi di traduzione dall’inglese.
Infine tutte le persone con cui sono venuta a contatto durante lo stage presso Giunti Editore, che mi hanno permesso di dare uno sguardo ravvicinato al mondo dell’editoria in piena serenità.

(…e anche la mamma che si è letta tutto lo spappocchio alla ricerca dei refusi anche se ci capiva il giusto!)