Diversi anni fa ero piuttosto bravina a scrivere… una capacità che latita da tempo.

Oggi, a lezione, si parlava dei Promessi Sposi, libro che il mio prof del liceo (classico) mi ha fatto uscire dagli occhi.
Pensate che dovevamo sapere di cosa parlava ogni siningolo capitolo e che dovevamo riferire interi brani a memoria! Che panico!

Alla fine oltre che dagli occhi, i Promessi Sposi mi sono usciti anche dalle dita e mi sono lasciata andare a immaginare cosa sarebbe avvenuto se Don Abbondio non fosse stato quel pusillanime che conosciamo tutti (almeno Don Abbondio, credo che sia noto anche a chi non è stato tartassato da un professore di italiano pazzo), se Lucia non fosse stata una Madonnina Infilzata, se la Monaca di Monza avesse incontrato l’Innominato …

E’ stata una reazione liberatoria posticipata (ho scritto questo testo – una piece teatrale – quando mi son lasciata il professore pazzo alle spalle).
Ironizzare sui personaggi e su Manzioni stesso mi ha pacificato con un romanzo che rischiavo di odiare per sempre.

Prologo
La scena si presenta vuota.
Il fondale richiama le pagine di un libro aperto.
Inizialmente è bianco.
Entra da destra un uomo in veste di curato (barba pepe e sale), ma con un atteggiamento tutto particolare.
Ignorando il pubblico osserva con attenzione le scene, smascherando anche alcuni trucchi predisposti per i quadri successivi (es. sollevando un lembo del fondale bianco, scopre che sotto ce ne sono altri…).
Dopo aver fatto un semi-giro si rivolge finalmente agli spettatori.

Abby _
“Perfetto, veramente perfetto.

E va bene. Sono pronto.
Ma prestatemi attenzione perché per voi, e soltanto per questa volta, io sto per venire meno ai miei principi.
Che dico?
Io, il paladino della libertà, della libera scelta, dell’improvvisazione, mi riduco a recitare una parte.
Non c’è più… religione.
Non vorrà mica dire…che in fondo il destino esista?
Insomma, sto divagando.
Questa storia ve la voglio proprio raccontare perché mi pare male che una storia così bella, così vera e inverosimile rimanga sconosciuta a scapito di certe altre così coerenti in ogni dettaglio, così noiose, che chicchessia le riconoscerebbe come invenzione letteraria.

Io, dunque, un bel giorno tornavo verso casa sfogliando pigramente il mio breviario (lo mostra a tutti, poi lo rimette dietro la schiena tenendoci dentro per segno l’indice della mano destra.)
Dovete sapere che in realtà in questo vestito (indica le sue vesti da prete) non mi ero mai sentito a mio agio…Ma, come dire, c’ero nato dentro, non so se capite… Non avevo mai pensato ad un’altra strada.
E insomma, quel giorno che succede?
Alzo lo sguardo al cielo (indica un punto lontano) e…
Una nuvola!
Cioè: vedo scritto su una nuvola tutto il mio destino!
Immaginate che colpo vedermi apparire -così d’un tratto- tutta la mia vita belle che scritta.
Ognuno si aspetta di avere a disposizione un certo numero di anni –chi più chi meno – e che questi anni stiano davanti a lui come pagine bianche tutte da scrivere (Indica il fondale bianco) e invece…
(un faro proietta sul fondo, nonché su Abby stesso, delle frasi in corsivo, tipo appunto)
E che vita poi!
Incappare in due malviventucci da strapazzo, ammalarmi di paura, e per volere di un signorotto di paese finir per cacciare nei guai due poveracci sprovvedutissimi!
No, dico! Anche solo per la veste che porto. Che figura ci fa un prete a comportarsi così?!
Ma perché doveva andare in quel modo?
Perché Dio doveva volere una cosa del genere?
Pensai che, visto che a quanto sembrava ero un suo dipendente, avrei potuto rivolgermi a lui direttamente…tutti quegli anni di seminario dovevano pur servire a qualcosa!
Allora mi metto lì e prego, prego, prego, prego.
Ma niente, né una visione, né una voce, né un sogno, né un segno qualunque, una telefonata, un fax, un messaggino, chessò. NIENTE.
E allora mi metto a gridare e gridare e…
Ma aspettate: ve lo faccio vedere, che si fa prima.

(Va allo sfondo e lo cambia come a girare una pagina. Appare un interno che rappresenta la casa di Abbondio- che per la cronaca sarebbe su due piani. Al piano sottostante c’è un tavolino. L’importante è che sia un ambiente della casa del curato. Fatto ciò Abby trascina dentro un panchetto da preghiera. Poi fa evidentemente il gesto di concentrarsi per calarsi totalmente nella parte).

Non sto a pubblicare il tutto. Chi fosse interessato può scaricarsi il doc. Ma se lo scaricate, fatemi sapere qualcosa 😉

Scarica I MIEI PROMESSI SPOSI

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